Delyria, Tales From My Abyss - 2007
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Il Granduca
        
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Delyria “ Tales From My Abyss“ Batteria - Daniele Cavalli Basso - Francesco Angelini Voce – Andrea Germinario Chitarra - FabioBarbetti Chitarra – Giancarlo Lucheroni I Delyria per chi non li conoscesse sono una Death/Thrash metal band di Grosseto, “Tales From My Abyss” é il loro secondo lavoro in studio, ed in confronto al precedente “ at the Wane of the Sun” c’é stato un evoluzione, sia tecnico che di songwriting veramente notevole. Il cd parte, dopo un intro, con la veloce Engraved in a Web of Hate che in pochi minuti fa sentire subito la stoffa di questi ragazzi. Un brano molto veloce con un rallentamento sul ritornello che evidenzia le capacità del nostro Andrea alla voce. Subito dopo Oriental Sin che dopo i riff iniziali veloci e d’impatto, segue con un cantato veramente suggestivo che devo dire mi ha preso molto. Come da titolo il pezzo trasmette in alcuni momenti un certo sapore orientale, misto di violenza che come un pugno colpisce l’ascoltatore. Il cd continua con Eternal Slaves of the Mirrors: a parte l’intro di chitarra, per me forse un po’ prolisso, é uno dei brani che più mi ha preso. Dopo una strofa molto violenta e veloce segue un pezzo rallentato potente e cadenzato in cui la lirica della voce si evidenzia, e anche qui, il cantante Andrea Germinario devo dire, che ha fatto un bel lavoro. Dopo questo mid time si rallenta ancora, addirittura modificando il time del metronomo e finendo su uno slow time, decisamente melodico e di effetto. Tra l’altro mi complimento con la band, per quest’ultimo arrangiamento, perché non é facile sia in fase di composizione che di esecuzione riuscire ad inserire un cambio di metronomo che si sposa bene con il resto della canzone. Passati quasi 6 minuti Fall (Ikaro’s Flight)Anche qui notevole sia la strofa iniziale che il refrain. Con il solo finale di Fabrizio Biscontri, devo dire che, nonostante sia un maestro di chitarra nonchè il proprietario dello studio di registrazione, questo solo non mi é piaciuto molto nè come interpretazione/esecuzione né come composizione. Un assolo molto melodico a tal punto che durante il solo doppiato e sfasato (credo della classica terza minore) mi ha ricordato i Crimson Glory, però scadendo quasi sul banale. In qualsiasi caso rimane sempre un ottimo brano. E finiamo con “Lost”, brano dalla velocità più contenuta, ma sempre potente e cadenzato. Ottima lirica di voce e ritornello molto orecchiabile. Durante il solo di entrambi i chitarristi il pezzo diventa maggiormente melodico, ricordandomi gli arrangiamenti di alcuni pezzi dei primi Arch Enemy, rendendo il pezzo forse un po’ troppo easy. - Track list:
- Engraved in a Web of Hate 3’19’’
- Oriental Sin 4’04’’
- Eternal Slaves of the Mirrors 5’53’’
- Fall (Ikaro’s Flight) 6’05’
- Lost 6’48’’
- Gli aspetti positivi ed i punti di forza della band:
Senza dubbio la tecnica: indiscutibile dei nostri 5 ragazzi. Le liriche di voce mi piacciono veramente tanto e si sposano ottimamente con la musica. La capacità di songwriting e soprattutto di arrangiamento di questi ragazzi é notevole. Tessono melodiosi ritornelli insieme ad un tessuto violento e d’impatto, anche se é uso di un certo tipo death/thrash metal combinare le due cose insieme. Produzione notevole, decisamente superiore alla media.
- Gli aspetti negativi e i punti deboli sui quali la band deve lavorare:
Credo che a questa band manchi un singolo, ovvero un pezzo superiore che rimanga in testa alle persone, come potrebbe essere Heartwork dei Carcass, o We will rise degli Archenemy. Anche se comunque il genere non ha bisogno di questi “trovate”, ci sono tantissime band che da anni sono presenti senza aver mai scritto song da hit. Per quello che riguarda i brani, mi é sembrato che a volte c’é la tendenza ad allungare il pezzo, facendo un po’ perdere il filo della canzone, anche se comunque questa potrebbe essere una caratteristica voluta dalla band.
Non mi sono piaciuti moltissimo alcuni soli che mi sono sembrati un po’ troppo “easy”, come in Lost, l’ultimo brano del cd. Però insomma é un’impressione personale e soggettiva ed é doveroso dire che i chitarristi fanno ottimamente il loro mestiere, sia in fase ritmica che solista.
- Qualità sonora:
Un ottima produzione.
- Qualità booklet:
Il booklet é molto bello, confezionato professionalmente ed anche la loro foto nel retro copertina rende bene.
- Globale:
I Delyria sono una band che lavora seriamente, si sente lo studio approfondito sia della canzoni che di ogni singolo strumento. Fin da quando li vidi la prima volta al Keller, mi resi conto di questa loro caratteristica. Ci sono band che suonano tanto per fare ed invece quelle che pesano bene i passi che fanno. I Delyria fanno parte di quest’ultima categoria. Io consiglio a questi ragazzi, nonostante le condizioni di un clima musicale ostile ed ignorante, che perversa l’Italia e la Toscana, di non mollare e di continuare avanti per la propria strada. Ci vuole tempo per riuscire ad avere un proprio pubblico ed un nome in questo ambiente. Ma sono sicuro che se questi ragazzi continueranno a calcare palchi e a credere in quello che fanno, riusciranno sicuramente nei loro intenti. Non sono un esperto del genere da loro proposto, e magari il mio parere può essere considerato superfluo, ma in qualsiasi caso “Tales From My Abyss“ mi ha colpito e mi é piaciuto molto, consiglio a tutti coloro che amano il death melodico di far attenzione a questa band perché merita veramente.
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| fearxes |
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Unregistered

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| QUOTE (Lunar Aurora @ Jan 17 2008, 03:52 PM) | sentiti velocemente i pezzi su myspace già da tempo, non mi entusiasma il genere, questa la trovo forse l'unica critica, le influenze si sentono e non ci si discosta molto da tutto ciò che da anni prende il nome di death melodico ecc. detto questo però accanto ai "soliti" dischi di band famose che fanno questo genere, questo EP non sfigura affatto, perciò basta comprare Soilwork ecc quando c'è da promuovere una band nostrana, e non per elemosina ma perchè sto cd vale come quello di nomi ben piu blasonati e nuclear blastati |
perché EP?
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| fearxes |
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Unregistered

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Non c'entra il supporto. E' un demo no? Eh, chiamiamolo demo. Mica è un termine dispregiativo. Più passa il tempo e più si tende ad usare termini sofisticati per celare chissà cosa. Un demo è un demo, tanto di cappello. Se glielo producono esce come EP.
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